Il senso dei servizi segreti

Sono nati da certe necessità di guerra.

Ma adesso, nell’era della globalizzazione vi siete mai chiesti a cosa servono ancora?

Personalmente sono convinto che per la civiltà serve il massimo di trasparenza. Nella mia opinione, adesso, nella realtà politica contemporanea, i servizi segreti servono ai grandi criminali. Li aiuta a sfuggire alla giustizia.

Quello che fanno questi cattivi “servizi segreti” si può vedere da quello che è successo ad Alexander Litvinenko. Ma questo è solamente un piccolissimo esempio.

Perché dico che aiuta i criminali? Sarà un giudizio superficiale? Il DCAF (Centro di Ginevra per il Controllo delle Forze Armate) ha pubblicato in 2003 un rapporto secondo cui il SRI (l’erede della Securitate Romena) non è adeguatamente controllato dalle autorità di diritto romene. In altre parole fanno quello che li piacciono. Eppure di nascosto. Se in Romania, dal primo di gennaio membra UE, queste cose sono ancora possibili, figuriamoci cosa stanno facendo i russi.

Oggi a Bucarest sarà presentato il Rapporto sui crimini del comunismo.
Mia madre ha avuto uno zio torturato e ucciso dalla Securitate. Nella mia città natale, sui muri del palazzo dove questo è successo, adesso c’è una placca commemorativa che racconta l’avvenuto. Dopo la rivoluzione si sperava tanto che questi criminali, che tanti di noi conosciamo e ancora incontriamo per strada, saranno consegnati alla giustizia. Nel 1998, un nostro parlamentare (Ticu Dumitrescu) ha promesso una legge che doveva far pubblici i dossier della ex Securitate, adesso a carico della SRI. Per questo è stato creato una nuova istituzione (chiamata CNSAS).

La legge è stata un fiasco totale. Per ragioni di “sicurezza dello stato” le informazioni sono rimaste oscure.

Il protocollo per l’accesso del pubblico ai dossier è stato negoziato da Mircea Gheordunescu, allora vice-direttore SRI, adesso console generale di Romania a Milano. Scoperto come informatore della Securitate, accusato di privatizzazioni fraudolenti durante il suo mandato a SRI, Gheordunescu era diventato nel 2002 un personaggio pubblico “quasi compromesso”.

Ed in effetti, cosa può fare uno stato con gli agenti segreti “quasi compromessi”? Li “esilia” come consoli, per nasconderli ulteriormente ai potenziali scandali locali.

C’è qualcuno che migra fuori anche perché è stufo di queste storie. Dopo aver emigrato si ritrova gli stessi personaggi. Non c’è da meravigliarsi che davanti al consolato della Romania a Milano si fanno e si faranno molto tempo ancora giorni interi di file assurde. In queste condizioni si può chiedere più rispetto per il cittadino rumeno residente nel nord dell’Italia?


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